Il monte delle Tracia, per il buon vino.
Il Taburno per il suo olio.
Non è un caso che il sommo poeta citi il nostro più alto Monte come simbolo della coltivazione degli ulivi. Chiunque arrivi a godere della vista che si offre dai 1394mt di altezza, potrà da solo capire perchè Virgilio invitasse i suoi solterti agricoltori a venire fin qui, nel pià profondo "Appennino" campano per raccogliere i frutti del loro lavoro.

A metà strada tra il Matese da un parte, l'Irpinia dall'altra, il Taburno offre le sue pendici alla grazie del sole che tutto il giorno lo bacia. complice un vento mite, ma costante, che porta fin qui, nel cuore del sannio i benefici del vicino fiume Calore, come quelli del più lontano mare partenopeo distante circa 50 chilomentri.
Nascono da questa preziosa alchimia di natura i frutti della nostra terra. Ciliegi, Fichi, Ulivi, in un prato di gienstre.


Fin dai tempi del cantore dell'eneide dunque, sono queste le coltivazioni principali della zona, una terra ideale per gli ulivi, che d'altra parte, con il loro fusto nodoso e forte, rappresentano al meglio la resistenza audace di un popolo, quello dei sanniti, che proprio in queste valli fece provare ai Romani l'onta delle Forche Caudine.
E' in un cotesto di vecchi mestieri e antichi sapori, custoditi nella tradizione contadina, che opera la cooperativa "La Fiorente" che, facendo tesoro del prezioso suggerimento di Virgilio ha voluto continuare la tradizione olivicola che oggi coglie il prodotto di quelle piante secolari, Sprina, Racioppella, Vernaciola, Ranzana, che danno un frutto unico ed esclusivo.Nasca qui l'olio "Saminuim", ottenuto in frantoio, da olive raccolte a mano estratte a freddo in gramole a chiusura ermetica. Anche all'alba del terzo millennio il nostro olio di oliva costituisce un prodotto carico di misticismo e sopratutto un componente fondamentale della omai famosa dieta mediterranea, di cui molti esperti attestano gli aspetti benefici per la salute.